Aléxandros Philippou
Makedonon III,
in greco "ΜΕΓΑΣ ΑΛΕΞΑΝΔΡ ΟΣ", nacque a Pella, capitale della
Macedonia, il 20 luglio 356 a.C. .
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Alessandro era figlio del re
Filippo II di Macedonia e di Olimpiade, principessa di origine
epirota. La famiglia di Filippo vantava una discendenza da
Eracle e quella di Olimpiade dall'eroe Achille. Secondo la
leggenda riferita da Plutarco, il suo vero padre sarebbe stato
Zeus, che fecondò Olimpiade assumendo le sembianze di un
serpente
Filippo volle dare al figlio
un'educazione greca e scelse come suo maestro il filosofo
Aristotele, che gli regalò un'edizione annotata dell'Iliade. È
proprio il mito di Achille ad avere accompagnato Alessandro
lungo tutta la sua esistenza. Assieme ai suoi compagni Efestione
Seleuco, Lisimaco, Tolomeo, Perdicca, Nearco, Leonnato e Filota
fu istruito nella letteratura, matematica, medicina, filosofia e
storia oltre che nelle discipline di guerra. |
A tredici anni, Alessandro domò il nero
cavallo Bucefalo (così chiamato per una macchia che aveva sul
capo), che aveva disarcionato chiunque avesse tentato di montarlo.
Avendo notato che era spaventato dalla propria ombra, lo mise di faccia
al sole prima di montargli in groppa. Bucefalo fu uno dei pochi veri
amici di Alessandro.
Nel 340 aC, a soli sedici anni, durante una
spedizione del padre contro Bisanzio gli fu affidata la reggenza in
Macedonia. Nel 338 aC Alessandro guidò la cavalleria macedone nella
battaglia di Cheronea.
Nel 336 aC Filippo venne assassinato durante
le nozze della figlia Cleopatra con Alessandro d'Epiro, da un ufficiale
della sua guardia, di nome Pausania. Lo storico Plutarco ritiene che
Alessandro ed Olimpiade fossero a conoscenza del complotto, ma è invece
probabile che l'assassinio sia stato comandato dal Grande Re di Persia
Dario III, appena salito sul trono.
| Dopo la morte di Filippo, Alessandro, all'età
di 20 anni fu acclamato re dall'esercito e immediatamente si occupò di
consolidare il suo trono, facendo sopprimere i possibili rivali. Vennero
giustiziati Aminta, il figlio di Perdicca III di cui Filippo era stato
tutore, diversi fratellastri di Alessandro, Euridice (seconda moglie di
Filippo) ed Attalo (zio di Euridice e reggente di Macedonia).
La morte di Filippo aveva causato una serie di
ribellioni tra le città greche sottomesse, che ritenevano Alessandro un
re giovane e inesperto. Egli dunque sedò le rivolte e si fece
riconoscere a capo della Lega di Corinto.
Scongiurato il pericolo in Grecia, Alessandro
marciò ad Est verso la Tracia, fino al Danubio. Sconfisse i Traci e
molte tribù del Danubio. Poi, durante il viaggio di ritorno, schiacciò
gli Illiri in una sola settimana, prima che potessero chiedere rinforzi.
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Durante la campagna si sparse la voce in
Grecia che fosse rimasto ucciso in battaglia, provocando una nuova
ribellione delle città greche. Con una marcia rapidissima Alessandro
raggiunse Tebe e la rase al suolo risparmiando unicamente i templi degli
dei e la casa del poeta Pindaro e ottenne la sottomissione delle altre
città.
LA CONQUISTA DELLA PERSIA
La prima spedizione inviata da Filippo II in
Asia Minore, al comando del generale Parmenione, era stata respinta
sulla costa dall'esercito persiano, comandato dal mercenario greco
Memnone. Nel 334 AC Alessandro, lasciato come suo rappresentante in
Macedonia e in Grecia Antipatro, sbarcò ad Abido con circa 35.000 uomini
e 180 navi. Non appena fu sceso dalla nave, conficcò la sua sarissa per
terra e disse che le lance macedoni avrebbero conquistato tutta l’Asia.
Memnone sosteneva la tattica della terra
bruciata, davanti alle truppe macedoni appena sbarcate, ma i satrapi
persiani non vollero abbandonare i propri territori al nemico e
preferirono un attacco immediato.
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Presso il fiume Granico (nell’attuale
Turchia), nel maggio del 334 si svolse il primo contatto tra gli
eserciti.
Alessandro voleva aprire dei varchi nella
fanteria nemica, lasciando poi spazio alla cavalleria per spezzare
l'esercito persiano (che era disposto lungo le ripide rive del fiume),
permettendo alla falange macedone di caricare con le sarisse e porre
fine alla battaglia. Alle prime luci dell'alba, l'armata macedone si
scagliò sui Persiani. Durante l'avanzata, Alessandro fu ferito alla
testa e molti degli uomini della sua guardia personale persero la vita,
ma il re risultò comunque vittorioso.
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La battaglia si era finalmente risolta in uno
scontro tra cavallerie, nel quale quella macedone ebbe la meglio,
mettendo in fuga la controparte nemica. Molti dei nobili e generali
persiani persero la vita nello scontro. Solo 2.000 dei 20.000 mercenari
greci agli ordini di Memnone furono risparmiati e mandati ai lavori
forzati nelle miniere del Pangeo. Secondo la tradizione, solamente 120
macedoni morirono in questa battaglia.
L'Asia Minore era aperta alla conquista
macedone: Sardi fu consegnata senza opporre resistenza e anche Efeso fu
facilmente conquistata. Mileto fu presa dopo un breve assedio per terra
e per mare e infine anche Alicarnasso dove si era rifugiato Memnone. Il
governo della Caria fu affidato ad Ada, ultima sorella di Mausolo,
dinasta di quella regione, che aveva appoggiato Alessandro.
Tutte le città greche della costa salutavano
in Alessandro il restitutore della libertà, mentre i regimi oligarchici,
fedeli alla corte persiana, erano rimpiazzati da istituzioni
democratiche ed entravano nella Lega di Corinto.
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Mentre l'esercito svernava in Lidia al comando
di Parmenione, Alessandro passava in Licia, in Panfilia, in Pisidia e in
Frigia. Qui, nell'antica capitale Gordio si svolse l'episodio del
celebre nodo gordiano. Pare che esistesse un antico carro il cui giogo
era assicurato da un nodo inestricabile e che un oracolo avesse promesso
il dominio dell'Asia a chi fosse riuscito a scioglierlo. Alessandro dopo
alcuni tentativi risolse il problema estraendo la spada e tagliando il
nodo con un colpo netto.
Nella primavera del 333 AC, morto il generale
Memnone, e riunitosi con il grosso dell'esercito, Alessandro si accinse
ad entrare in Siria. Il re persiano Dario III aveva radunato un esercito
numeroso, tre o quattro volte superiore a quello greco, che aveva preso
posizione nella pianura all'uscita dei passi montani delle "porte
siriache" e i due eserciti si fronteggiarono per qualche tempo. |
A novembre, infine, il re persiano, temendo
che l'inverno lo costringesse a ritirarsi nei quartieri invernali senza
aver fermato Alessandro, e fiducioso della superiorità numerica del suo
esercito, si spostò alle spalle dell'esercito macedone, nella pianura
costiera di Isso, l'odierna Dörtyo. La scelta strategica di Dario
non fu ottimale poiché non più di 60.000 poterono essere schierati nella
ristretta pianura chiusa tra i monti del Tauro e il mare. In questo
modo, la grande superiorità numerica dei Persiani venne meno.
Appena Alessandro caricò con la cavalleria
leggera sull'ala sinistra, dove si trovava Dario con la sua guardia
personale, il re persiano si diede alla fuga, compromettendo
irrimediabilmente l'esito della battaglia (che pure stava volgendo a
favore dei Persiani in altri punti). La battaglia si concluse con una
completa disfatta dell'esercito persiano e vennero presi oltre ad un
immenso bottino anche la madre, la moglie, due figlie e un figlio di
Dario. Dario perse le sue migliori truppe, quasi tutti i più validi
ufficiali del suo esercito e soprattutto il proprio prestigio di
condottiero, distrutto dalla sua precipitosa fuga davanti al nemico.
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La vittoria ad Isso aprì la strada verso la
Siria e la Fenicia. Alessandro mandò Parmenione ad occupare la Siria e
condusse il resto dell’esercito lungo le coste fenicie, per eliminare le
ultime basi della flotta persiana. Si sottomisero senza combattere
Arado, Biblo e Sidone (il cui re fu nominato da Efestione), mentre
l’isoletta di Tiro oppose un'accanita resistenza e fu vinta solo dopo un
assedio di sette mesi nel 332 aC: i Macedoni costruirono un immenso
ponte di pietra che collegasse l’isola alla terraferma, anche se le
catapulte della fortezza uccisero molti uomini.
Durante l’ultimo mese di assedio, Alessandro
ricevette una lettera di Dario, che intendeva offrirgli alcuni territori
asiatici in cambio della pace. Ma il Re dei Macedoni rifiutò, e
proseguì la sua marcia: invece di proseguire immediatamente verso
l'Asia, Alessandro preferì entrare in Egitto per coprire le
spalle al suo esercito prima della spedizione successiva.
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Incontrò la resistenza di Gaza, ma essa
cedette dopo due mesi di assedio.
Ora, l’intera costa orientale era parte
dell’impero macedone.
EGITTO
Tra il 332 e il 331 AC fu accolto come un
liberatore in Egitto. Infatti, era in quel paese africano che il giogo
persiano era meno accettato. Alessandro ricompensò gli Egiziani
riordinando l'amministrazione non sul modello del satrapo persiano fino
ad allora da lui adottato, ma nominando due governatori indigeni, Petisi
e Doloaspi. L'amministrazione delle finanze fu invece affidata a un
greco residente in Egitto, Cleomene di Naucrati. Ai macedoni e ai greci
al seguito di Alessandro e ai membri della sua corte furono assegnate
solo cariche militari, ma non civili.
Nella primavera del 331 a.C. Alessandro si
recò fino all'oasi di Siwa nel deserto libico, dove esisteva un celebre
santuario del dio Amon-Ra, identificato con Zeus Ammone. Alessandro
chiese all’oracolo se l’assassino di suo padre fosse stato punito:
l’oracolo rispose che suo padre non poteva essere stato ucciso, perché
era Zeus.
Nel Delta del Nilo, su una stretta lingua di
terra tra la palude e il mare, decise la fondazione di Alessandria,
la prima delle molte città a cui diede il suo nome.
Nella primavera del 331 AC Alessandro riprese
la marcia verso oriente, dove Dario aveva raccolto un esercito nelle
pianure dell'Assiria, nelle quali avrebbe meglio potuto sfruttare la
propria superiorità numerica. L'esercito greco-macedone passò
indisturbato prima l'Eufrate e quindi il Tigri. Il contatto con
l'esercito di Dario avvenne il 1 ottobre presso il villaggio di
Gaugamela.
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La battaglia fu vinta da Alessandro, che per
evitare di essere aggirato da un esercito tanto più numeroso del suo e
disteso su un fronte lunghissimo, aveva schierato appositamente una
seconda linea dietro il fronte di battaglia. La vittoria fu decisa
dall'attacco della cavalleria all'ala destra, guidata da Alessandro
assieme ad Efestione e Tolomeo, mentre Parmenione teneva fronte sul lato
opposto alla cavalleria nemica.
Il re Dario era fuggito nei territori montuosi
della Media. Alla fine di ottobre Alessandro entrò in Babilonia. Dopo
aver sconfitto un'ultima resistenza presso le porte persiane
entrò infine a Persepoli, la capitale del regno, dove venne in
possesso del tesoro reale e diede alla fiamme il palazzo di Serse,
vendicando così la sua invasione della Grecia.
Nel 330 AC Alessandro marciò su Ectabana,
costringendo alla fuga il re Dario che vi aveva passato l'inverno.
Questi, durante la fuga fu deposto dal satrapo della Bactriana, Besso,
che poi lo fece uccidere al sopraggiungere di Alessandro. Questi fece
giustiziare Besso e riportò indietro il cadavere del re persiano che
fece seppellire con tutti gli onori nelle tombe reali.
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AI CONFINI DEL MONDO
Alessandro si diresse verso l’India,
sognando di raggiungere il confine orientale del mondo conosciuto.
Assoggettò la regione della Sogdiana e giunse
quindi ai confini dell'odierno Turkestan cinese, dove fondò un'altra
Alessandria che chiamò Eschate, o "Ultima" (l’ odierna Chodjend).
Soggiornò ancora a Samarcanda e nella Bactriana e sposò Rossane, figlia
di un comandante della regione, Ossiarte, per rafforzarvi il suo potere
e assicurarsi un erede.
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Nel 330 AC fu scoperta durante un soggiorno
nella capitale della Drangiana una prima congiura contro Alessandro,
nella quale era coinvolto Filota, comandante della cavalleria e figlio
di Parmenione, che quanto meno avendone avuta notizia non aveva avvisato
il sovrano. Filota fu condannato per alto tradimento dal tribunale
dell'esercito e venne giustiziato in pubblico. Alessandro fece uccidere
anche suo padre Parmenione, rimasto a Ectabana con una buona metà
dell'esercito, per prevenirne una possibile ribellione. L’uccisione di
Parmenione suscitò scontento tra i generali di Alessandro, soprattutto
quelli che avevano combattuto per Filippo, il quale non aveva mai
dubitato della lealtà di Parmenione.
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A Samarcanda nel 328 AC Alessandro uccise
Clito in stato di ebbrezza nel corso di un banchetto. Clito, anche lui
ubriaco, aveva accusato Alessandro di avere fatto uccidere ingiustamente
Filota e Parmenione.
Nel 327 AC fu inoltre scoperta una congiura
tra i paggi del re, che furono tutti condannati a morte e giustiziati.
Ne fece le spese anche Callistene, nipote di Aristotele.
Alessandro arriva all'Indo nel 326 AC presso
l'odierna Kabul, accolto come alleato dal re di Tassila. Sconfisse
quindi nella battaglia dell'Idaspe il re Poro (Purushotthama) che cadde
suo prigioniero. Il re macedone fondò quindi le colonie di Nicea e di
Bucefala (in onore del suo cavallo Bucefalo, morto durante la
battaglia).
L’esercito continuò a marciare fino al fiume
Idaspe, dopodichè si rifiutò di seguire Alessandro più lontano. A
malincuore, Alessandro accettò di fermarsi.
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Alessandro seguì quindi la valle dell'Indo
fino alla sua foce, dove sorgeva la città di Pattala. Da qui spedì una
parte dell'esercito, al comando di Cratero lungo la via dell'Afghanistan
meridionale, mentre egli con un'altra parte seguiva la costa
attraversando la regione desertica della Gedrosia (attuale Makran nel
Pakistan meridionale). Centinaia di uomini morirono durante l’estenuante
marcia di ritorno nel deserto. Inviò inoltre una flotta al comando di
Efestione e Nearco per esplorare le coste del Golfo Persico sino alle
foci del Tigri.
Nel 324 AC il re con l'esercito riunito fece
ritorno a Susa. Qui scoprì la cattiva amministrazione di molti
dei satrapi che aveva lasciato al potere e anche di parecchi comandanti
greci o macedoni. Il re procedette energicamente contro i colpevoli e
sostituì molti satrapi locali con governatori macedoni.
Per perseguire il suo scopo di fare di Greci e
Persiani un solo popolo spinse ottanta alti ufficiali macedoni alle
nozze con nobili persiane e altri diecimila veterani si sposarono con
donne della regione. Egli stesso sposò Statira, figlia di Dario, mentre
Drypetis, sorella minore di Statira, andava in sposa ad Efestione. |
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Durante l'inverno la corte si ritirò ad
Ectabana, e qui morì Efestione.
Nella primavera del 323 AC Alessandro condusse
una spedizione contro il popolo montanaro dei Cossei ed inviò una
spedizione per esplorare le coste del Mar Caspio. Intanto preparava una
spedizione che egli stesso avrebbe guidato per conquistare e
circumnavigare l'Arabia.
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Una misteriosa malattia lo colse tuttavia
durante i preparativi, portandolo alla morte il 13 giugno del 323 AC, al
tramonto. Così morì Alessandro, a quasi trentatrè anni, nel tredicesimo
anno del suo regno.
Sulle cause della sua morte sono state
proposte varie teorie, che includono l'avvelenamento da parte dei figli
di Antipatro o da parte della moglie Rossane, o una ricaduta della
malaria che aveva contratto nel 336 AC.
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Al morente Alessandro fu chiesto chi avrebbe
dovuto guidare l’impero dopo la sua morte.. Egli rispose Kratisto,
"il migliore".
Subito dopo la sua morte l'esercito proclamò
re il figlio avuto dalla moglie Rossane, Alessandro e il fratellastro
Filippo Arrideo. Poiché tuttavia il primo era ancora in fasce e il
secondo era infermo di mente, i comandanti del suo esercito elessero tra
loro un reggente, Perdicca, che fu formalmente accettato dall'assemblea
dei soldati.
Nel 322 AC tuttavia Perdicca venne a conflitto
con Tolomeo, uno dei diadochi e satrapo d'Egitto e mosse contro questi,
ma durante la spedizione rimase ucciso. Successivamente i diadochi
elessero come reggente Antipatro che tuttavia non fu accettato da tutti.
Ne nacque una guerra civile nel corso della quale Cassandro uccise tutti
i familiari ancora in vita di Alessandro, tra cui i due figli, la moglie
Rossane, la madre Olimpiade e la sorella Cleopatra.
L’ascesa di Roma distrusse tutti regni
macedoni. Nel 167 a.C. i romani conquistarono la Macedonia e la Grecia,
nel 65 a.C. deposero la dinastia dei Seleucidi in Asia e nel 30 a.C.
Cleopatra VII, ultima discendente di Tolomeo, si suicidò.
COM'ERA ALESSANDRO?
Arriano e Curzio Rufo scrissero che la sua
altezza era inferiore alla media, e la corporatura non imponente. Alcuni
studiosi ritengono che un’armatura trovata a Vergina, in Macedonia, sia
appartenuta ad Alessandro o a Filippo: se così fosse, il proprietario
superava di poco 1.60.
Secondo le testimonianze artistiche e le varie
descrizioni fatte dagli storici, Alessandro aveva capelli chiari di
media lunghezza, forse ricci. La sua pelle era molto chiara e soffriva i
raggi solari, aveva lineamenti fini. Secondo la tradizione, aveva un
occhio nero e uno azzurro: non è impossibile, ma forse è solo una delle
tante leggende costruite attorno alla sua mitica figura di liberatore e
conquistatore.