Non chiedermi perché l’ ho fatto
Ma io vi dico che come il santo ed il giusto non possono elevarsi al di sopra di ciò che di più sublime è in voi, così il malvagio ed il debole non possono cadere più in basso di ciò che di più infimo è in voi. K. Gibran Non chiedermi perché l’ ho fatto, ora. E’ troppo tardi per spiegarlo: e mi chiedo se tu mi capiresti. Mi chiedo se tu mi hai mai conosciuto. Siamo cresciuti insieme, ma così lontani. Non sono riuscito ad abbattere il muro che ci separava. Avrei voluto poter restare con te, nella tua tenda, quando tutti si erano congedati, e parlare. Raccontarti di me, spiegarti chi sono stato. Se avessimo parlato, anche una sola volta, forse ora sapresti qualcosa di più su di me. Ma è troppo tardi adesso. E’ sempre stato troppo tardi. Sapevo che volevano ucciderti e non ho parlato. Ma come posso spiegarti ora, se tutto ciò che riesco a vedere è il mio sangue intorno a me, se tutto ciò che riesco a sentire sono le mie stesse urla, se tutto ciò che provo è il desiderio di abbattermi sulla nuda terra ed esalare il mio ultimo respiro? Fermali, Alessandro. Avvicinati e chiedimi perché l’ ho fatto. Perché non assisti al mio supplizio? Mi hai guardato, poi ti sei voltato e mi hai lasciato solo, nelle loro mani. Perché non hai mai voluto sentire le mie parole, nemmeno ora? Avrei potuto spiegarti. Sono partito con te, quel giorno lontano, e per un breve momento ho percorso la strada del tuo sogno: avrei voluto comprenderlo, ma tu non l’ hai mai condiviso con me. Parlavi di conquiste, di potere, di nuove terre, parlavi di gloria e di immense ricchezze: ma io sapevo che nei tuoi occhi c’era qualcosa di più, la furia di Achille e un sogno più grande. Io pensavo alla gloria della Macedonia, al prestigio della mia famiglia, e nei tuoi occhi c’era una luce che non riusciva ad illuminarmi. Perché vuoi proseguire la tua corsa? Dario è stato ucciso, tradito, e tu sei il Grande Re, ora: hai dimenticato la nostra terra, Alessandro? Ero così stanco di viaggiare: nelle lunghe notti pensavo alla nostra terra così lontana, pensavo a mio padre che forse non la rivedrà mai più. Attraverso le colline e le valli, oltre le montagne, questo mondo è troppo immenso per me. Sapevo che volevano ucciderti e per un momento ho pensato di correre da te e raccontarti quello che avevo sentito. Non l’ ho fatto, Alessandro. Da cosa avrei dovuto salvarti? Per me tu eri già morto. Per me tu sei morto quando il primo uomo si è inchinato davanti a te. Quel giorno è morto ciò per cui ho combattuto. Quando ti sei circondato di amici stranieri e il loro bacio si è posato sulla tua guancia ho pianto per la nostra terra bruciata dal sole e dalla tua passione. Mi dispiace, non sono riuscito a vivere il tuo sogno, Alessandro: c’era un abisso fra i nostri pensieri, l’abbiamo scavato con le nostre mani. Se i nostri occhi si fossero incrociati, per un solo istante, forse avrei capito dove stavi andando: ed ora forse tu avresti il coraggio di guardarmi negli occhi in questa sofferenza. Quando sei fuggito lontano da tuo padre io non ti ho seguito nel tuo esilio: ho avuto paura di te, della tua forza, di quella luce nei tuoi occhi. Ed ora mi farai uccidere perché ho avuto paura. Non senti l’odio nel tuo cuore, Filota? Adesso, adesso ti devo odiare, Alessandro, e maledirti, e non importa quello che hai fatto – o farai. Eppure se tu venissi e mi dicessi una sola parola io potrei spiegarti, Alessandro. Dietro i miei occhi chiusi ho sentito Hephaestion gridare contro di me. Hephaestion. Lo rivedo mentre sorride e mi sfida nella corsa. Lo rivedo cavalcare al mio fianco sul campo di battaglia e uccidere il nemico che mi stava colpendo alle spalle. Ed ora spargerà il mio sangue con le sue stesse mani e non verserà una lacrima per la mia morte. Nessuno è più spietato di un uomo quando uccide per amore. Merito di morire perché ho voluto la tua morte: e se tu mi ucciderai, solo io ti avrò mostrato la strada. Cosa dirò quando sarà il momento? Riuscirò a parlare, fissando il filo delle spade? Riuscirò a sollevare la testa, e sorridere, e parlare? Se tu venissi da me io potresti spiegarti. Ma sarebbe solo un sogno: ed io non devo sognare, ora. Solo vegliare e chiudere gli occhi e sentire la tua voce ordinare la mia morte.