DUE SOLI

The beginning of all the things to come…

È veramente difficile immaginare quanto possa essere freddo il deserto egiziano senza qualcuno al proprio fianco.

Nonostante il sole irraggiasse ogni singolo granello di sabbia dall’alba al tramonto, per Alessandro il mondo non era mai stato tanto freddo. Non è facile essere a capo dell’impero più vasto e potente della storia, non è per nulla semplice essere temuto e rispettato da un enorme esercito senza perdere la propria umanità.

Tutti vedevano solo Alessandro il Grande, colui che era stato capace di sbaragliare l’imponente impero persiano contando solo su pochi uomini e sulla propria intelligenza… ma nessuno vedeva realmente ciò che stava dietro a tutto questo: i dubbi, le incertezze, le contraddizioni di un uomo destinato ad essere grande ben prima di potersene rendere conto. Aveva fatto bene a lasciare Babilonia, dove la popolazione era in fermento? L’esercito gli sarebbe sempre stato fedele? Era la via giusta quella che stava intraprendendo? Quando il continuo stillicidio di domande lo logorava, Alessandro amava camminare da solo, per chilometri e chilometri, calpestando le orme di chi era stato in quel luogo prima di lui, cercando conforto nel silenzio e nella meditazione.

Una mattina, Alessandro si alzò all’alba e uscì dalla sua tenda: il sole stava sorgendo, qualche ora dopo il caldo sarebbe stato insopportabile per chiunque. Perché non approfittare di quelle poche ore di clima accettabile per distendere la mente e il corpo, prima di ripartire verso est? Così, inizio a mettere un piede davanti all’altro per centinaia di volte, mentre ad ogni passo i suoi pensieri si facevano più oscuri e tormentati. Nessuna passeggiata avrebbe potuto rilassarlo: troppi dubbi per una sola anima. Tutti si aspettavano sempre la decisione migliore da lui, il piano perfetto, la soluzione ad ogni cosa. Ma un uomo solo non può sopportare tutto questo, nemmeno Alessandro. Senza nessuno al suo fianco, si sentiva incompleto e fallibile. Così continuò a camminare, e non era certo colpa della sabbia se le lacrime rigavano il suo bel volto.

Dopo circa un miglio Alessandro vide una figura seduta all’orizzonte, e il suo cuore intorpidito improvvisamente diede un balzo. il Sole era ormai alto nel cielo, ma quel calore che sentiva dentro veniva dall’unico sole della vita di Alessandro: Efestione.

Efestione era sempre stato l’unica persona a comprendere la reale essenza di Alessandro, l’unico che lo conosceva per quello che era davvero e non per la maschera di divino imperatore che la gente gli aveva cucito addosso. Gli bastava osservarlo con i suoi penetranti occhi celesti, dolci e pungenti, per capire cosa passasse per quella testa incoronata.

When I see his eyes look into my eyes
Then I realize that he can see inside my head…

Alessandro ed Efestione erano due immagini complementari, due lati della stessa medaglia. Nessuno dei due, per quanto ci provasse, riusciva a vivere lontano dall’altro.

Ancora prima di aver realizzato che quella figura lontana era Efestione, le forti gambe di Alessandro avevano iniziato a correre. Il cuore gli batteva forte, ma non per la corsa. Improvvisamente, tutte le nubi nella sua anima si dissolsero per fare posto a quel sole splendente; ogni incertezza sparì dalla sua mente. Ma, quando arrivò da lui e vide che era in lacrime, una grande tristezza avvolse Alessandro: quando due persone si amano così tanto, la sofferenza di uno non può significare altro che la sofferenza dell’altro.

«…Perché?» chiese semplicemente Alessandro, abbracciando il suo amato.

Quell’abbraccio attraversò la spina dorsale di Efestione come una scossa.

«Avevo pregato Tolomeo di non dire a nessuno dov’ero andato… Ti prego, Alessandro, lasciami solo» rispose Efestione tra i singhiozzi.

«Tolomeo non mi ha detto proprio niente» lo rassicurò Alessandro. «Sono stato io a venire qui, anch’io avevo bisogno di stare solo. Cosa ha cancellato il tuo sorriso, Efestione?»

«Alessandro… Io ti amo…»

«Anch’io ti amo, Efestione, e so che non te lo ripeterò mai abbastanza spesso… Cosa ti affligge? Cosa c’è che il nostro amore non può vincere?»
«Tu non mi appartieni, Alessandro. Tu sei un grande imperatore, devi avere la tua regina e tanti eredi… Non sono io il tuo futuro. Ci pensi mai?»

«Certo che ci penso. A volte penso che il mio destino sia già scritto da qualche parte, che non mi sia concesso scegliere la mia strada. In fondo, così è stato per mio padre, per mio nonno e per tutti i grandi imperatori. Anche per Achille fu così. Ma come potrei ripudiare i miei sentimenti, rinunciare all’unica persona che io abbia mai amato? Come può il crudele destino chiedermi questo?» disse Alessandro malinconicamente.

«Nessuno può sottrarsi al proprio destino, Alessandro… Ma io non posso immaginare la mia vita senza di te… Da quando ho memoria, abbiamo sempre esplorato la vita insieme, aiutandoci a vicenda a superare qualsiasi ostacolo… L’uno senza l’altro saremmo persi…»

Nessuno avrebbe potuto contraddire questa affermazione. Quando due anime sono fatte per stare insieme, la loro separazione è come una mutilazione. Ma pareva proprio che fosse questo il loro destino. I babilonesi non avrebbero obbedito per sempre ad un “re fantasma”: un erede sarebbe stata la strategia perfetta. Quando da ragazzo sognava di diventare l’imperatore più grande della storia, Alessandro sapeva che sarebbe stato costretto a fare delle rinunce, ma ora sentiva che non ce l’avrebbe fatta a mettere a tacere il suo cuore.

So I close my eyes
Thinking that I could hide
Disassociate
So I don’t have to lose my head…

Efestione sarebbe morto piuttosto che abbandonare Alessandro, ma lo amava a tal punto da essere pronto a mettersi da parte davanti a quello che sarebbe stato meglio per lui. Achille non era forse morto per amore di Patroclo? Alessandro ed Efestione sapevano che forse un giorno le loro strade si sarebbero separate per colpa del destino, ma sapevano che il loro amore avrebbe oltrepassato ogni scoglio, per sopravvivere attraverso le intemperie della vita e attraverso i secoli.

Ben presto i due smisero di parlare di quello strano incontro nel deserto, perché più ci pensavano, più sembrava imminente la loro separazione. Così, secondo un tacito accordo, iniziarono ad assaporare ogni singolo minuto passato insieme, senza pensare ad altro che alla loro felicità e alla loro completezza. L’idea di separarsi divenne così assurda, o quantomeno lontana. Avrebbero superato anche quella prova, non era forse stato peggio sconfiggere re Dario? Se nell’esercito di Alessandro ci fosse stato un indovino infallibile, egli, vedendo la pura e semplice perfezione dell’amore tra quei due giovani macedoni, non avrebbe certamente avuto il coraggio di rivelare ad Efestione quale crudele futuro lo attendeva.

Solamente cinque anni dopo (cosa sono cinque anni per un giovane uomo nel pieno della propria esistenza?), Efestione si trovò di nuovo da solo a piangere, ma stavolta accanto a lui non c’era Alessandro. Non si sarebbe mai preparato abbastanza per questo: improvvisamente, tutto aveva perso un senso. Dentro di sè, sapeva che Alessandro lo amava. Ma questo non era abbastanza. Non avrebbe mai più potuto stringerlo tra le sue braccia, perchè non era più il suo Achille. Ma, soprattutto, Efestione soffriva pensando che Alessandro non era veramente felice con Rossane. Come avrebbe potuto amare una donna che conosceva a malapena, quando invece Efestione era stato suo compagno da quando erano nati?

Mentre questi pensieri gettavano acido sul suo cuore sanguinante, Efestione ricordò quando Alessandro, cinque anni prima, era venuto a consolarlo perché odiava vederlo soffrire. Sembrava passata una vita… Sarebbe bello sentire di nuovo la mano di Alessandro posarsi sulla mia spalla, girarmi e vedere il suo viso, pensò Efestione. Ma non stava solo fantasticando: una mano si era veramente posata sulla sua spalla. Però non era Alessandro. Si voltò e vide il volto preoccupato dell’amico Cassandro. Per quanto Efestione volesse bene a Cassandro, mai come in quel momento aveva bisogno di rimanere solo con se stesso. Tuttavia, non aveva nemmeno la forza per dirgli di andarsene, dunque ascoltò ciò che aveva da dire.