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A sadness grows inside of me, it all seems so unfair… «Efestione, quale grave angoscia ti affligge a tal punto? Per quale ragione il tuo viso è teso e mesto?» «Lasciami solo…» rispose Efestione scacciando le lacrime. In quell’ultimo periodo sentiva spesso la necessità di fermarsi, di starsene solo e riflettere. Il suo cuore era troppo grande e troppo fragile per risiedere nel corpo di un guerriero macedone. «E’ Alessandro il motivo della tua tristezza?» insistette Cassandro facendosi sempre più vicino. «Ti ho detto di lasciarmi solo!» i grandi occhi celesti del bellissimo Efestione si stavano nuovamente riempiendo di lacrime, se solo Cassandro se ne fosse andato si sarebbe lasciato andare ad un pianto liberatorio. Ma non poteva umiliarsi davanti ad un compagno. No, non sarebbe stato da lui… «E io non ti lascerò. Sono a conoscenza dell’infinito amore che provi nei confronti del grande Alessandro….» così parlando, lentamente Cassandro si sedette a fianco di Efestione «…ma sono anche a conoscenza del fatto che questo sentimento non è ricambiato come tu vorresti…» Quelle parole risuonarono nella testa dello stupendo Efestione come lo scoppio di un tuono. La rabbia e, forse, la consapevolezza che c’era verità nelle parole di Cassandro, crebbero nel suo petto. «Menti!» gridò, voltandosi a guardarlo. Cassandro appoggiava i gomiti sulle ginocchia e sulle mani incrociate il mento. Lo sguardo rivolto all’orizzonte. «Sei solo un bugiardo! Io amo Alessandro più della mia stessa vita e la stessa cosa vale per lui!» continuò a gridare disperato Efestione. Il tono della voce si fece più tremolante, gli occhi oramai bruciavano nel tentativo di ricacciare indietro le lacrime. Cassandro si voltò verso di lui… I suoi occhi si posarono su quelli di Efestione… cos’era quello sguardo compassionevole?! Non aveva bisogno di essere commiserato! Le mani dell’affascinante compagno di Alessandro scattarono in avanti afferrando Cassandro per l’armatura. «Efestione…» La voce di Cassandro esprimeva tutta la pietà che provava nei confronti dell’altro. La sofferenza di Efestione non era giusta! Perché perseverava nell’amare un uomo che non l’avrebbe mai potuto ricambiare fino in fondo?! Dagli occhi color del cielo di Efestione scese una solitaria lacrima, percorse tutto il suo splendido viso, dall’occhio lungo la guancia, fino al mento, per poi tuffarsi giù lungo il collo. A quella maledetta lacrima ne seguirono altre, che ripercorrevano lo stesso cammino della prima, rigando di scie salate le guance arrossate del guerriero più fedele ad Alessandro.
Era come se il suo cuore si stesse sciogliendo. Il petto gli scoppiava per il dolore. Nella mente solo un immenso caos. Quel corpo, che non aveva dato segni d’incertezza neppure di fronte al più temibile dei nemici, ora era scosso da un tremito costante ed incontrollato. Le forti braccia di Cassandro salirono a cingere le possenti spalle di Efestione. Affondò una mano tra quei magnifici lunghi capelli e attirò la sua testa verso il proprio petto. Efestione non oppose resistenza. Si lasciò rincuorare da quell’abbraccio quasi paterno. Ed egli stesso circondò la vita di Cassandro con le braccia, abbandonandosi ad un pianto disperato e liberatorio, rotto da interminabili singhiozzi. «Shhhh…. Stai tranquillo…» gli sussurrava Cassandro facendo scorrere le lunghe dita tra i capelli del giovane. «P-Perché?...Perchè A-Alessandro non …non mi ama?» chiese Efestione in un sussurro soffocato contro il petto di Cassandro. Sentì i muscoli dell’altro irrigidirsi a quella domanda, per poi tornare a distendersi non appena la rincuorante voce di Cassandro cominciò a sussurrare: «Alessandro…Ti ama, Efestione… di questo non devi dubitare…. Però non gli è concesso di amarti come tu desideri… il suo matrimonio con Rossane ti ha distrutto, non è così?» Efestione annuì, senza smettere di singhiozzare. «Posso immaginare quanto deleterio possa essere stato il vedersi preferire ad una donna che Alessandro conosceva da meno di una giornata. Ma credo che sia giusto dirti che… il nostro condottiero non prova assolutamente niente nei confronti di quella ballerina. L’ha sposata perché gli serve un erede…» «Lo so… ma non riesco a non soffrire per questo! Alessandro ha giurato mille e mille volte che mi ama… Che sono la persona più importante della sua vita, più di sua madre e del suo defunto padre, il re Filippo… è allora perché, perché non ha mai lasciato che le nostre labbra si sfiorassero? Perché l’unico gesto di affetto che mi rivolge è un abbraccio nei momenti più disperati? Non lo capisce che così mi sta facendo morire? Morire dentro! Il mio cuore si spezza in tanti piccoli frammenti, trafitto dalle frecce roventi che il mio Dio Sole mi scaglia contro!». Sollevò appena il capo per incontrare gli occhi di Cassandro che non smetteva di accarezzargli i capelli. «La tua sofferenza è ingiusta, Efestione. Ma devi comprendere che Alessandro non è un uomo comune, Alessandro è Alessandro il Grande. Il più grande imperatore che abbia mai messo piede su questa terra. È riuscito a costruire un impero vasto, come nessuno mai era riuscito a fare. Non può permettere che con la sua morte questa magnifica Utopia che lui sta cercando di realizzare vada perduta, separata in tanti piccoli regni contrastanti… Ogni re deve avere un erede… e, a meno che tu non sia una donna a nostra insaputa, non puoi dargliene» pronunciando le ultime parole, sul viso del saggio Cassandro si aprì un dolce sorriso consolatorio. Per un istante credette di vedere lo stesso sorriso apparire anche sul volto di Efestione, ma se vi fu realmente fu solo un fugace lampo di felicità in mezzo a tanta tristezza.
Poteva riflettersi in quei pozzi d’azzurro, ch’erano i profondi occhi dell’uomo che lo stringeva tra le proprie braccia come un bambino. Tanto amore era in grado di donare quel giovane, ma la triste sorte glielo impediva con ogni mezzo. Perché gli Dei si ostinavano a farlo soffrire tanto? Perché?! Preferiva soffrire continuando ad amare Alessandro, quando avrebbe potuto in ogni momento trovare una bellissima sposa che ricambiasse il suo sentimento… Che coraggio doveva avere… Un guerriero con il cuore del più romantico tra i poeti, del più dolce tra gli amanti… I’m learning all about my life By looking through his eyes… Che magnifica sensazione sentire quel corpo caldo abbandonato contro il proprio in cerca di affetto, di quell’affetto che nessuno aveva saputo donargli o che lui stesso aveva rifiutato per amore di Alessandro. Sarebbe rimasto lì immobile a cullarlo anche per tutta la vita, pregò i numi affinché fermassero il tempo, facendo durare quel momento in eterno… Ma le cose belle sono destinate a finire… E così fu…
Efestione, dopo essersi perso negli altrettanto azzurri occhi di Cassandro, si asciugò i propri con il dorso della mano, e con un flebile «Grazie» si alzò per allontanarsi. Ma Cassandro non resistette, e, con uno scatto, senza nemmeno rendersene conto, afferrò il polso destro di Efestione, bloccandolo. L’altro si voltò, colto alla sprovvista, e con il più interrogativo tra gli sguardi gli chiese cosa volesse. Cassandro non rispose. Si avvicinò. Efestione non capiva. Ancora più vicino. I loro visi talmente vicini da essere accarezzati uno dal respiro dell’altro. Cassandro annullò la distanza tra le loro labbra, coinvolgendo Efestione in un casto e tenero bacio. Superato lo stupore iniziale, nel petto di Efestione crebbe una sensazione di enorme disagio. Perché Cassandro lo stava baciando? Per pietà? Appariva forse così disperato? Provò ribrezzo al solo pensiero di essere ritenuto così debole. Premette entrambe le mani sul torace di Cassandro per allontanarlo, ma quello non accennava a lasciare la presa. «Ti prego Cassandro, lasciami!» pregava Efestione, venendo però soffocato dalle bramose labbra di Cassandro. Continuò a cercare di allontanarsi, ma vi riuscì solamente quando, a corto di ossigeno, Cassandro separò le loro labbra, soddisfatto e per nulla pentito di quell’azione. Efestione fu travolto dalla rabbia. Sollevò il braccio che finalmente Cassandro aveva liberato, e lo colpì in viso con un poderoso colpo. Cassandro vacillò, rischiando di cadere. «Come osi?!» gridò Efestione mentre di nuovo cominciava a piangere. «Hai rubato ciò che era di Alessandro! Maledetto! Se solo speravi di potere un giorno essere ricambiato, ora hai perso ogni speranza! TI ODIO CASSANDRO, CON TUTTO IL MIO CUORE!» Efestione si voltò iniziando a correre. Non sapeva nemmeno lui dove era diretto, sarebbe andato ovunque purché potesse stare da solo. Quel giorno però gli Dei avevano deciso di contrastare ogni sua volontà, e, appena passò davanti alla tenda in cui risiedevano Alessandro e la sua tanto odiata moglie, si senti chiamare dall’unica voce in grado di farlo volare sull’Olimpo o di farlo precipitare nei più oscuri meandri dell’Ade con solo una parola. Le lacrime sparirono mentre si voltava verso la sua unica ragione di vita. Purtroppo però il suo volto divenne crucciato, il suo Sole aveva un aspetto orribile. Gli occhi gonfi, la pelle tirata sulle ossa del viso e una strana espressione. Non ci fu bisogno di spiegazioni. Spesso il morale di Alessandro si sostituiva ai calzari del più Grande tra i macedoni. Frequentemente veniva colto dallo sconforto e, in quei momenti, si accorgeva di avere un disperato bisogno di Efestione, l'unica persona in grado di decifrare il suo criptico cuore. |