DUE SOLI

As days go by my heart grows cold…

Senza fare domande, Efestione corse verso Alessandro come un girasole verso la luce, e, senza chiedersi se per caso Rossane fosse nei paraggi, si buttò tra le sue braccia. Per troppo tempo era stato lì ad aspettare... Entrambi iniziarono a piangere e a tremare convulsamente, tenendosi in piedi a vicenda. Mai come in quel momento si erano sentiti vicini e in simbiosi... Ad Efestione sembrava di guardare con gli occhi di Alessandro, parlare con la sua voce, pensare con la sua mente. Dolorosamente, si resero conto che non sarebbero mai stati capaci di sciogliere quella presa. Fu Alessandro a parlare per primo.

«Non qui», disse con una voce roca e rotta dal pianto «Andiamo verso il fiume, dove potremo stare soli»

Nessuno dei due parlò mentre si allontanavano da occhi indiscreti. Sembrava troppo scontato e meraviglioso l'essersi ritrovati, non poteva essere tutto così semplice... Appena furono abbastanza lontani, Efestione sussurrò nell'orecchio dell'unico uomo che amava  «Ti prego Alessandro, dimmi cos’è a gettare ombra sul tuo volto… Perché nemmeno ora puoi essere felice? Cosa c’è che la vita non ti ha ancora dato?». Nella voce di Efestione non c’era traccia di sarcasmo, ma solo la disperazione di chi si vede sfuggire l’intera vita davanti agli occhi.

This is just the story of a broken soul
As days go by, my heart grows cold
I can’t seem to let this all pass me by…

«Efestione, come puoi pensare che io sia felice, separato dall’unica persona che amo? Come ho mai potuto pensare che la mia esistenza non sarebbe crollata a pezzi se avessi rinunciato a te? Perché sono stato così maledettamente presuntuoso da credere che avrei potuto dimenticare completamente una vita intera? Io odio quella donna, Efestione! Ogni volta che la guardo non riesco a fare a meno di pensare che sta usurpando il posto di qualcun’altro… Per tutto questo tempo ho mentito a me stesso e agli altri, ma tutto quello che vorrei fare adesso è ripudiarla… Solo che non posso permettermi un gesto del genere, sarebbe la fine per me…. Non so più cosa fare… »

Proferì queste parole senza quasi prendere fiato, poi, come esausto dopo aver dato voce alla propria anima sofferente, si accasciò per terra piangendo. Efestione gli si sedette accanto, anche lui sfinito dal turbine di emozioni e sentimenti contraddittori in cui Alessandro era stato capace di trascinarlo. Quel maledetto amore sembrava voler distruggere entrambi… Era questo il prezzo da pagare per  non essere un Ettore e un’Andromaca?

Rimasero vicini in silenzio finchè ebbero lacrime da piangere. Ormai tutto era stato detto, e nulla poteva più essere fatto. Tuttavia, nessuno dei due giovani e bellissimi macedoni voleva accettare la crudele realtà. Il rifiuto è la più prevedibile delle reazioni umane, e quei due cuori innamorati non potevano fare altro che ignorare la realtà dei fatti, perché erano irrimediabilmente legati. Quello che straziava ancora di più i loro cuori era proprio quello, l’essere consapevoli del fatto che avrebbero potuto essere felici assieme… erano come due assetati davanti ad un fiume da cui non potevano bere… Con le menti piene dei medesimi pensieri taglienti, si addormentarono stretti l’uno all’altro come due bambini.

Quando finalmente le avvolgenti tenebre lasciarono il posto ad un timido sole, Efestione si destò. Erano rimasti abbracciati per ore, ma sembrava che solo pochi istanti fossero trascorsi. Guardò l’alba, ascoltando il respiro di Alessandro che gli giaceva accanto. Come poteva una persona così bella ed indifesa essere la causa di tanta sofferenza? L’unica risposta razionale che Efestione seppe darsi fu: perché sono io a permetterglielo.  Improvvisamente, una voce lo risvegliò dalle sue meditazioni.

«Efestione, potrai mai perdonarmi?», disse la voce alle sue spalle

Efestione si voltò verso la seconda alba che aveva visto quel giorno. Prima di metabolizzare le parole di Alessandro, si fermò un attimo a farsi abbagliare dal suo Sole.

«Non sei tu che devi scusarti… Siamo stati entrambi ingenui a credere che ci sarebbe potuto essere un futuro per noi due… »

Nessuno dei due piangeva più, ora. L’impeto delle emozioni aveva  ridato spazio alla Ragione. Quello che prima suonava crudele, ora era dolorosamente vero.

«So che stai soffrendo a causa mia, ma ciò che fa soffrire te uccide anche me… Nessuno potrà mai cancellare ciò che c’è tra noi, e questo dovrebbe bastarci…»

Con i pugni stretti, Efestione fece l’unica cosa che non si sarebbe mai ritenuto capace di fare: si mise a gridare ad Alessandro.

«NO! NON MI BASTA AFFATTO! NON NE POSSO PIU’ DI DOVERE METTERE A TACERE IL MIO CUORE QUANDO INVECE VORREBBE URLARE! TU MI STAI CHIEDENDO DI ANNULLARE UN PEZZO DI ME STESSO!»

Non appena queste parole uscirono dalla sua bocca, naturalmente se ne pentì. Ma ormai la catena causa-effetto era iniziata… Alessandro rimase annichilito, non aveva la forza di reagire a quelle frasi così spietatamente vere.

«Efestione, io ti amo quanto tu ami me… Solo che non so come fartelo capire… Temevo che saremmo arrivati a questo punto…» rispose Alessandro debolmente, come per scusarsi.

«EPPURE NON HAI FATTO NULLA PER IMPEDIRLO! SEI STATO LI’ A GUARDARE IL NOSTRO AMORE CHE CROLLAVA A PEZZI! E SPOSANDO QUELLA DONNA GLI HAI DATO IL COLPO DI GRAZIA! COME PUOI CHIEDERMI DI COMPRENDERE?» continuò Efestione con il bel viso rosso per la frustrazione e gli occhi gonfi per tutte le lacrime versate.

Tutto questo gli sembrava irreale, come se a parlare fosse stato qualcun altro. Ma non poteva più sopportare la compassione della gente… Nemmeno Alessandro poteva chiedere alle proprie orecchie.  L’amore della sua vita, il suo compagno di cammino gli stava urlando in faccia. Era davvero diventato  così spregevole e crudele? Aveva davvero perso tutta la propria umanità, schiavizzato dalla brama di potere? Era semplicemente disgustato da se stesso… Come avrebbe potuto diventare padre, se era tanto meschino da farsi odiare dalla persona che più lo amava al mondo? Se solo avesse potuto, si sarebbe ucciso all’istante, davanti ad Efestione… Così almeno lo avrebbe liberato da tutta la sofferenza che gli aveva provocato…

Non appena comprese quello a cui stava pensando, si sentì doppiamente disgustato da se stesso… Era questo che avevano fatto i grandi imperatori della storia, davanti alle difficoltà? Erano forse fuggiti? No, erano andati avanti, contando solo sulle proprie forze… in quel momento, Alessandro si sentiva completamente svuotato da ogni tipo di forza fisica o emotiva… Ma un appoggio era lì, davanti a lui… La soluzione a tutti i problemi, l’antidoto ad ogni veleno… Era tutto lì, sarebbe bastato allungare le braccia… Sì, ma Efestione era così lontano… Sempre più lontano e sfuggente… Lentamente, Alessandro si sentì sprofondare nella beatitudine dell’incoscienza…

 

Si svegliò dopo una vita, o almeno così gli parve. Era nel suo letto, nel suo letto di Babilonia. Al suo capezzale c’era solo un volto amico, quello di Efestione. Strano, devo essermi addormentato, pensò. Ma questo non avrebbe giustificato l’espressione tormentata di Efestione che pregava per il suo Sole guardando l’orizzonte lontano. Molte altre cose non tornavano…

«Efestione, perché sono qui a Babilonia? Che ho fatto?»

Efestione si girò di scatto al suono di quelle parole. Due profonde occhiaie incorniciavano i suoi meravigliosi occhi celesti.

«Alessandro, tu… sei svenuto mentre mi stavi parlando, poi ti abbiamo riportato qui a Babilonia per poterti curare e sei rimasto come morto una settimana… Gli dei hanno voluto punirmi per la mia sfrontatezza… Ti prego, tu che sei più grande di tutti loro, perdonami!»

Alessandro rimase sbigottito da quella rivelazione. Non si era accorto di nulla, aveva semplicemente dormito… Mentre invece Efestione era rimasto lì ad assisterlo e a pregare per lui… Il suo sguardo spento e stanco non mentiva… E Rossane chissà dov’era, mentre suo marito era malato…

«Se non ci fossi stato tu sarei morto… Ti devo la vita, ancora una volta… A quella donna invece non importa niente di me, immagino…» disse Alessandro tristemente.

«Ecco, forse non dovrei essere io a dirtelo, ma… In questi giorni non è venuta neppure una volta a vedere come stavi… Ha preferito rimanere in viaggio» rispose Efestione con la voce piena di ribrezzo.

«Non ti preoccupare, è esattamente quello che mi aspettavo da lei… Tu invece sei rimasto qui… Ti prego Efestione, dimmi che rimarrai con me per tutta la vita….»  disse Alessandro ormai sfinito, stringendo debolmente la mano di Efestione.

«Certo, mio Sole, farò tutto ciò che mi chiederai! La tua esistenza è l’unica mia fonte di vita, e io ti rinnovo tutte le promesse che ho fatto in questi anni! Ma ora basta, devi riposare….»

Detto questo, Efestione posò un dolce bacio sulla fronte ardente di Alessandro, che si riaddormentò con un sorriso.