|
And other strains of woe, which now seem woe, Compared with loss of thee will not seem so. (W. Shakespeare, son. 90)
“E ogni altra angoscia che ora par mortale, di fronte al perdere te, non parrà uguale”.
Il ragazzo biondo cavalcava sorridendo ed Hephaestion lo vide chinare la testa e sussurrare qualcosa al cavallo che aveva appena domato.
Le sue labbra sfiorarono la folta criniera e poi il ragazzo sollevò lo sguardo. Guardava lui.
Lo svegliò un soffio di vento che penetrò attraverso il tendaggio e lo fece rabbrividire. Si strinse nelle coperte ed ancora le parole di Tolomeo non lo avevano abbandonato.
Risuonavano nella sua mente ed invadevano i suoi sogni.
E’ stata colpa mia, Alessandro?Sono io che ho acceso questa passione che ancora ci infiamma?
Hephaestion chiuse gli occhi per scacciare quel crudele pensiero. Aveva sempre cercato di proteggere Alessandro: da Filippo, dai generali infedeli, dagli intrighi di sua madre, ma soprattutto da se stesso. Aveva cercato di proteggerlo dall’ambizione che rischiava di divorarlo, dalla crudeltà che a volte lampeggiava nei suoi occhi.
Non aveva mai pensato di proteggerlo dal loro amore, da quella passione che ancora infiammava la loro vita e riscaldava i loro corpi.
Non mi hai mai chiesto se ti volevo. Lo sapevamo. Sei venuto da me, in una notte più luminosa di uno sfolgorante mattino.
Ti ho abbracciato senza parlare, ho sentito il tuo respiro sul mio cuore. Io ricordo ancora la luce di quella notte. Mi avvolge in questa oscurità.
Chiuse di nuovo gli occhi. Il ragazzo biondo cavalcava sorridendo. Si svegliò avvolto strettamente nelle coperte e il gelo della notte
non l’aveva ancora abbandonato. Si accorse che il sole era già alto nel cielo, ma il palazzo sembrava ancora addormentato:
la lunga notte di festeggiamenti aveva sfinito gli ospiti ed il vino li aveva sprofondati in un lungo sonno.
Si alzò rabbrividendo e si buttò sulle spalle un manto di pelliccia che aveva appoggiato sulle coperte.
Dov’è il sole della mia terra? Perché sento così freddo, ora?
Scosse i lunghi capelli sospirando profondamente e si avvicinò al baule in cui erano custoditi i suoi abiti.
Scelse una tunica di rossa seta persiana e cominciò a vestirsi lentamente.
Sollevando gli occhi incontrò la sua immagine riflessa nel grande specchio di rame e si tirò indietro i capelli liberando il collo e le spalle.
Una profonda cicatrice gli solcava la spalla sinistra, una ferita che gli ricordava le dune di Gaugamela.
Sfiorandosi la pelle le sue dita incontrarono altri graffi, incisi in eterno sul suo corpo, comunque meno numerosi delle battaglie che aveva affrontato.
Aveva una pelle meravigliosa, quando era partito dalla Macedonia: liscia, senza cicatrici.
Come puoi desiderarmi ancora, Alessandro? Non ti accorgi del tempo che divora la mia giovinezza?
- Sei così bello, Hephaestion. Hephaestion sussultò al suono di quella voce familiare e si voltò di scatto,
incontrando lo sguardo di Alessandro in piedi sulla soglia. Anche il Re indossava solo una leggera tunica di seta verde,
senza altri ornamenti: ed era stupendo vederlo così, senza corona, senza armatura, e nessuno intorno a lui.
Era il suo Alessandro, ancora e sempre, con i capelli sciolti ed arruffati, gli occhi offuscati dal sonno, e quello sguardo che chiedeva amore e nient’altro.
Il suo Alessandro. E tuttavia…questo deve finire.
Si voltò verso lo specchio rispondendo con un lieve sorriso: - Sono un soldato che conta le sue cicatrici, mio signore.
Alessandro si avvicinò e gli pose le mani sulle spalle, guardandolo attraverso lo specchio:
- Non sono molte, mio amore.
Si chinò a baciargli il collo ed Hephaestion sentì un fremito attraversargli il corpo: ancora quel fremito, ancora quel desiderio,
ancora quel folle bisogno di stringerlo, e baciarlo, ed accarezzarlo, e sentirlo dentro di sé. Socchiuse gli occhi gemendo dolcemente e
buttando indietro la testa lasciò che il Re lo accarezzasse con le labbra per lunghi minuti.
Come posso fermare tutto questo? Come posso soffocare il mio desiderio ed allontanarlo da me, quando lui è tutto ciò di cui ho bisogno?
Alessandro sollevò la testa e strinse Hephaestion contro il suo corpo, poi si allontanò improvvisamente e si avvicinò
ad un basso tavolino su cui era appoggiato del vino. Versandosi da bere osservò:
- Sono entrato nei tuoi appartamenti ed i tuoi schiavi mi hanno detto che eri solo. Credevo che avessi trovato compagnia per la notte.
Hephaestion lo guardò in modo strano ed Alessandro rise:
- Sì, vi ho visti ieri sera, tu e la suonatrice di flauto…Ero ubriaco, ma mi ricordo. Ti piaceva molto: l’ hai baciata.
Hephaestion si avvicinò per prendere la coppa che il Re gli porgeva e rispose con aria indifferente:
- Non volevo compagnia. Ma tu cosa fai qui? Dov’è Roxane?
- Sta dormendo. Abbiamo fatto l’amore tutta la notte: è bellissima. Sono certo che mi darà un erede.
Hephaestion sorrise. Alessandro lo guardava con quei suoi occhi penetranti che sempre lo affascinavano, e cominciò a guardarsi intorno cercando di sottrarsi al suo sguardo:
- Sono ancora stanco: forse dovrei fare un bagno.
Alessandro lo fissò:
- Ti voglio.
Hephaestion sussultò ed il suo sguardo incontrò quello del Re:
- Adesso?
- Subito.
Alessandro si avvicinò e lo strinse contro di lui, con tanta forza che Hephaestion sentì mancarsi il respiro; si divincolò istintivamente:
- Alessandro, aspetta…
Il Re catturò le sue labbra in un bacio appassionato, mentre con le mani gli liberava le spalle dalla tunica. Hephaestion per un momento si abbandonò alla sua carezza, ma un pensiero doloroso trafisse la sua mente. Questo deve finire.
Si liberò dall’abbraccio di Alessandro, allontanandosi da lui. Il Re gli chiese:
- C’è qualcosa che non va?
Hephaestion si voltò a guardare il cielo illuminato dal sole.
Nessun mattino sarà mai più luminoso di quella notte. E quella luce ora la vedo in te.
- Forse dovremmo…
Alessandro cominciò a sentire una strana inquietudine:
- Cosa?
Hephaestion si voltò verso di lui ma non lo guardò in viso:
- Sono trascorsi così tanti anni, mio signore…
Alessandro gli passò una mano sotto il mento sollevandolo:
- Guardami. Di cosa stai parlando?
Hephaestion lo fissò:
- Sei sicuro di volere ancora questo, Alessandro? Ci sono tanti altri ragazzi più giovani…e più attraenti. Puoi avere chiunque vuoi.
Il Re gli passò una mano fra i capelli:
- Lo so. Ma nessuno può donarmi quello che mi dai tu ed io voglio amarti completamente, darti tutto me stesso.
Hephaestion si allontanò improvvisamente da lui:
- Possiamo amarci senza…non è dignitoso, Alessandro.
Alessandro lo interruppe bruscamente:
- Con chi hai parlato?
- Sai cosa dicono di noi: non mi importa che mi insultino dietro le spalle, mi hanno sempre odiato e lo faranno sempre.
Ma tu sei il Re, non puoi permettere che ti disonorino.
Alessandro gridò improvvisamente:
- Non mi importa cosa dicono gli altri…i generali, i cortigiani, loro non sanno nulla.
- Sanno già anche troppo. Ti ricordi cosa ha detto Clito?
Quel nome fece sussultare violentemente il Re, ed Hephaestion si pentì di aver pronunciato quelle parole,
di avergli ricordato quel giorno terribile, quel dolore che ancora sanguinava dentro di lui. Si avvicinò al Re:
- Perdonami, Alessandro. Non volevo parlare di quel giorno. Ma Tolomeo mi ha detto…
Alessandro urlò:
- Tolomeo? Cosa può saperne Tolomeo di queste cose…di noi?
Si guardarono per un eterno momento: Hephaestion cercava dentro di lui parole che non riusciva a pronunciare,
che ferivano la sua anima come una spada lacerante. Improvvisamente Alessandro lo abbracciò con tutta la sua forza ed Hephaestion respirò disperatamente
il suo profumo, ed avrebbe voluto morire in quel momento, fra le sue braccia. Sentì Alessandro sussurrargli:
- Se tu non mi vuoi più…
Vorrei fare l’amore con te per sempre. Vorrei che il tempo si fosse fermato in quella notte luminosa.
Alessandro lo sentì tremare fra le sue braccia, lo sentì lottare col suo desiderio, ed improvvisamente ebbe paura di perderlo,
e sentì un bisogno violento di prenderlo, di farlo suo, ancora una volta, per sempre. Lo trascinò verso il letto con una forza disperata,
e lo sentiva lottare per liberarsi, ma la sua disperazione urlava più forte dei suoi gemiti.
- Alessandro, per favore…
Hephaestion si ritrovò steso sul letto, e sentiva Alessandro svestirlo con selvaggia passione, le sue labbra baciarlo sul collo, sul petto,
le sue mani che si muovevano sul suo corpo cercandone i luoghi più nascosti.
Dimenticò il guerriero, non trovò la forza per reagire, dentro di sé, a quella disperazione, a quel desiderio folle,
a quell’amore più forte di ogni altra cosa che viveva intorno a loro. Permise che accadesse perché lo voleva anche lui,
sentiva che era tutto ciò di cui avevano bisogno, loro due, bisogno di sentirsi ancora uniti, contro ogni ragionevolezza, contro il mondo che li circondava,
contro le loro stesse vite. Alessandro era sopra di lui ed improvvisamente un dolore acuto trafisse il suo corpo acceso dal desiderio,
acceso dall’amore, acceso dalla passione nonostante quella violenza che lo teneva inchiodato sotto il suo amante, che cominciò a muoversi dentro di lui.
Non farmi troppo male, mio amore. Non lasciare che vincano loro.
Ogni spinta lo lasciò senza respiro. Alessandro nascose il viso contro il suo collo ed Hephaestion lo sentì gemere:
- Non lasciarmi. Non lasciarmi.
Hephaestion chiuse gli occhi cercando di dimenticare il dolore, di rivedere la luce di quella notte sfolgorante,
ed un ragazzo biondo su un cavallo che lo guardava sorridendo.
Alessandro emise un urlo soffocato ed appoggiò la testa sul petto di Hephaestion, ansimando.
Hephaestion non aprì gli occhi, rimase immobile, mentre il dolore lentamente si affievoliva dentro di lui.
Sul suo petto, un ragazzo biondo piangeva.
|