NON PIU' RAGAZZI

All days are nights to see till I see thee,
And nights bright days when dreams do show thee me
( W. Shakespeare, son. 43)
“I giorni sono notti finché io veda te,
le notti giorni luminosi se i sogni ti svelano”

Hephaestion corse fuori, dirigendosi verso gli appartamenti di Alessandro; Tolomeo gli venne vicino chiedendogli:
- Cos’è che non va con Alessandro, oggi? Questa sera era sconvolto, ha parlato appena, ha iniziato a bere…
Hephaestion sorrise amaramente:
- Cerca rifugio nel vino quando non vuole ascoltare se stesso.
Tolomeo lo fissò ed appoggiò una mano sulla sua spalla:
- A volte è così difficile accettare le nostre debolezze…anche per un Re.
Lo lasciò sorridendogli incoraggiante.
Hephaestion entrò nelle stanze reali: gli schiavi avevano chiamato il medico ma il Re lo aveva mandato via. Hephaestion si rivolse ad un ragazzo che stava uscendo dalla stanza del Re tenendo in mano una brocca d’acqua:
- Come sta il Re?
Il ragazzo lo guardò ma subito abbassò gli occhi:
- Non vuole nessuno, mio signore. Ci ha mandati via tutti…
- Era incosciente quando l’aveva portato qui: dunque si è ripreso?
- Sì, mio signore, ma non vuole…non ha bevuto l’acqua…
Hephaestion sospirò e si voltò verso le persone intorno a lui:
- Uscite tutti.
Guardie e schiavi obbedirono, ma il ragazzo non si mosse, stringendo la brocca fra le mani: sembrava esitante. Hephaestion disse piuttosto rudemente:
- Lasciami.
Il ragazzo sussurrò:
- Forse il Re ha bisogno di me…
Hephaestion, che stava già per andarsene, si voltò di scatto, infastidito:
- Non sono abituato a ripetere i miei ordini. Vai via.
Le dita del ragazzo si strinsero intorno alla brocca, ma subito chinò la testa leggermente ed uscì. Hephaestion notò la finezza delle sue mani e l’eleganza del suo portamento. Aveva già visto quel ragazzo: ballava in mezzo alla sala. Era un eunuco dell’ harem reale.
E’ così bello, Alessandro. Un ragazzo con occhi neri e pelle splendente.
Un ragazzo senza cicatrici.

Un debole fuoco sul braciere. Una stanza in penombra ed un giovane uomo steso sul letto. Silenzio rotto da radi singhiozzi.
Hephaestion entrò in silenzio, muovendosi lentamente. Abbassò gli occhi e la sua mano sfiorò i capelli di Alessandro; il Re sussultò e si voltò di scatto:
- Non ho bisogno di niente. Vattene. Lasciami solo.
Un silenzio infinito. Hephaestion non si mosse. Il Re chiuse gli occhi:
- Ho detto…vattene.

Lasciami Hephaestion. Non dirmi che vuoi rimanere con me. Non vedi ciò che sono diventato? Non hai paura del male che è in me? Potrei ucciderti, se tenessi una spada fra le mani. E se avessi un pugnale distruggerei me stesso. Lasciami. Torna da loro. Non dirmi che nulla è cambiato.

Hephaestion disse debolmente:
- Cerca di dormire, Alessandro.
Alessandro si alzò improvvisamente a sedere, spingendolo via, urlandogli contro:
- Che cosa vuoi da me? Vattene! Cosa stai aspettando?
Hephaestion si sentì ferito da quelle parole. Sapeva che il Re poteva essere terribilmente crudele quando era accecato dall’ira o annebbiato dal vino. Ma quella disperazione, quella rabbia impotente, quella violenza lo spaventavano: mai aveva visto qualcuno odiarsi in quel modo.

Forse è troppo tardi, ora. Forse ci siamo persi l’un l’altro.

Si alzò silenziosamente, soffocando le lacrime dietro i suoi occhi, e stava per andarsene quando un braccio afferrò il suo braccio destro, tirandolo indietro. Alessandro urlò:
- Vuoi lasciarmi, vero?
Hephaestion non si aspettava quella domanda; guardò Alessandro negli occhi, cercando di trovare le parole giuste:
- Non ti sto lasciando, io…
Improvvisamente Alessandro lo trascinò giù sul letto, immobilizzandogli le mani con grande forza. Hephaestion trattenne il respiro, sentendosi intrappolato. Il Re gridò, fissandolo:
- Sai che potrei ucciderti adesso?
Continuava ad urlare, ma la sua voce cominciò a tremare, i suoi occhi raccontavano un’altra storia:
- Non hai paura di me?
Liberando le mani di Hephaestion, sfiorò le guance del suo amante:
- Non hai paura di me…Hephaestion?

Ho paura di te. Ho paura di ciò che sei diventato. Ho paura di questa furia nei tuoi occhi. Ho paura dell’odio che provi per te stesso. Ho paura del nostro amore così forte, così disperato.
Ma non ho paura per me, mio Re. Ho paura per Alessandro.

Alessandro appoggiò la testa sul petto di Hephaestion, chiudendo gli occhi pieni di lacrime, stringendo il corpo del suo amante:
- Lo sai quanto ho bisogno di te?
Hephaestion accarezzò dolcemente i biondi capelli e la sua voce fu un lieve sussurro:
- Dov’è il mio Achille? Dov’è il ragazzo che teneva il mondo nelle sue mani?
- Non lo so…l’ ho perso in questa terra lontana.
La voce di Hephaestion acquistò forza:
- Non è vero, Alessandro. Io lo vedo ancora. Io lo vedo…di nuovo. E’ fra le mie braccia. Ed io non lo lascerò.
Alessandro pensò improvvisamente alle tiepide notti di Pella, quando si addormentavano l’uno nelle braccia dell’altro, con l’Iliade sotto il cuscino. Nella pallida luce che filtrava attraverso i tendaggi illuminando un palazzo indiano, rivide la scuola di Aristotele, la stanza di suo padre, un cavallo spaventato dalla sua ombra ed un biondo ragazzo che lo cavalcava.
- Perdonami. Non volevo…
- Lo so.
- Tu parlavi con me, ma c’era solo un ubriaco. Come allora…quando ho ucciso Clito…Ero pazzo. Ero ubriaco. Bevo sempre troppo.
- Tutti noi beviamo. Tutti noi ci ubriachiamo, qualche volta.
- Ma io sono il Re.
- Sì.

Io sono il Re. Della Macedonia, dell’Egitto, dell’Asia. Ma ora chi è questo giovane uomo che tieni fra le tue braccia? Tutto è cambiato intorno a me. Non riconosco più la mia voce. Se mi specchio nel tremante riflesso di una coppa di vino il mio sguardo incontra un estraneo. I volti intorno a me sono cambiati. O forse sono io che non li riconosco più. Ma tu. Ti guardo e subito ti riconosco. Sento la tua voce e mi sembra di ascoltarla da sempre. Ti abbraccio e il tuo respiro allontana il dolore come un soffio di vento.
Non andar via. Rimani con me. Ancora una volta.

Il Re sollevò la testa e negli occhi di Hephaestion vide solo Alessandro. Hephaestion passò una mano sotto il mento del suo amante:
- Il mio Achille…
Alessandro sorrise debolmente, accarezzando dolcemente i capelli di Hephaestion:
- Sei ancora così bello, Hephaestion.
Il giovane uomo arrossì leggermente:
- Non sono più un ragazzo, Alessandro.
Il Re accarezzò le labbra di Hephaestion con le proprie:
- Non mi importa. Io ti amo. Ti vorrò sempre.
Stringendo a sé il corpo di Hephaestion, cominciò a svestirlo, baciandogli il viso. Hephaestion affondò le dita tra i capelli di Alessandro, spettinandoli affettuosamente, sorridendo con dolcezza.

Ti amo così tanto, Alessandro. Mio Re. Mio generale.
Mio biondo ragazzo.

Gemendo dolcemente, Hephaestion si sdraiò sulle coperte, accogliendo il suo amante con un sussurro:
- Vieni da me, mio Re.

La notte profonda li sorprese ancora abbracciati nella passione, avvolgendo le loro ombre con la sua morbida carezza. Gli occhi di Hephaestion erano chiusi, ma non si accorse del buio.

Sono tutti scomparsi, adesso.
Prendi le mie mani, Alessandro. Nel silenzio vivremo la nostra notte, vedremo questa alba ed arriverà quel tramonto.
Prendi le mie mani. Non esisterà null’altro.