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Ti osservo dormire. Non posso evitare che una fitta di gelosia mi attraversi il cuore. Sono geloso di Morfeo, che si prende la tua anima ogni notte, lasciandomi soltanto il tuo corpo statuario. Il tuo petto si solleva e si abbassa senza che tu te ne accorga. Mi avvicino al tuo viso rilassato e mi faccio accarezzare dal respiro leggero che esce dalle tue labbra socchiuse. Vorrei poter inalare tutto il dolore e il tormento che emani. Vorrei poterti dire che esisti solo tu, che preferirei morire adesso piuttosto che sopravviverti, che l’immortalità non vale un attimo passato con te. Vorrei dirtelo ora. Ma non me la sento di rubarti il giusto sonno prima della battaglia che domani combatterai al mio fianco. Il giorno che attendiamo da molti anni è finalmente giunto. Il Fato non ci ha traditi. Non importa. Trafiggerò il Fato con la mia sarissa. Il Fato è per i mortali. Noi non siamo dei, Efestione… Ma nemmeno ci inscriviamo in questa fuggevole esistenza, questo evanescente presente destinato soltanto a ferirci. Ricordi quando eravamo fanciulli, mio Patroclo? Ci coricavamo uno accanto all’altro, e nessuno dei due voleva addormentarsi per primo, come per paura che l’altro fuggisse. Nemmeno ora voglio dormire. Desidero solamente ubriacarmi della tua vista. -- Vorrei svegliarti per vedere insieme quella che potrebbe essere la nostra ultima aurora. L’alba non è ancora giunta, ma, quando sarà giunto il suo momento, non tarderà. Come il tramonto, come la Morte. Tra non molto condurrai il tuo esercito verso la gloria. Entrerai nella leggenda, come Achille. Ma ora sei ancora il mio Alessandro, che giace indifeso e vulnerabile accanto a me. Non importa quanti mondi avrai conquistato, quanti re avrai sottomesso: una parte di te mi apparterrà sempre. Tuttavia, un’altra parte mi rimarrà sempre oscura. È questo ad avvolgere il mio petto nelle opprimenti cortine della paura, più di ogni altra cosa. Perché io non temo ciò che conosco. Non temo la morte che domani potrebbe cogliermi. Conosco la guerra, più di una volta le fredde mani di Persefone mi hanno sfiorato. Ma quello che domina il tuo cuore mi è talvolta ignoto. Perché nemmeno tu lo conosci, Alessandro. Desiderare l’infinito è solo un modo nobile per non ammettere di essersi smarriti. Tu non vuoi il mondo. Vuoi qualcosa che non puoi avere, perché non sai cos’è. Ma non lo troverai inseguendo popoli sempre più ad Est: tu desideri qualcosa che non è proprio di questo mondo, di questa vita. Lo leggo nei tuoi occhi, quando il tuo sguardo si perde oltre l’orizzonte concesso ai mortali. Sorrido. Lo troveremo, Alessandro. Quando anche noi cadremo, quando giungeremo alla fine dei nostri giorni, noi arriveremo oltre… Quando gli altri ci piangeranno, noi spiccheremo il volo… Quando avranno ormai cessato di piangere e torneranno ad affannarsi per le effimere chimere mortali noi saremo altrove, in un posto lontano, sconosciuto… Ma io sarò con te e tu sarai con me, per sempre. Nemmeno il tempo avrà più significato. Non c’è mai stato tempo per noi, ma non preoccuparti di questo. Ci sarà tempo per ogni cosa. Quando noi saremo aldilà. |